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la storia secondo i tufesi
La Banda musicale di Tufo
di Cesare Carpenito
(articolo pubblicato da "il Corriere dell'Irpinia")
C’era una volta una banda musicale composta per lo più da giovani minatori, capace di giungere in pochi anni a mietere successi sulle maggiori piazze del Meridione d’Italia contrapponendosi ai grandi concerti bandistici pugliesi ed abruzzesi.
Può sembrare una favola d’altri tempi, ma si tratta, in realtà, di una delle più belle pagine della tradizione bandistica irpina: “l’epopea artistica” della banda di Tufo.
Si trattò di uno dei pochi concerti bandistici nati in Irpinia (possiamo ricordare tra gli altri quelli di Sturno, Montefalcione e Lapio) e nella stessa Campania non si registrarono fenomeni altrettanto rilevanti.
La banda tufese nacque come realizzazione di un sogno, il sogno di un cittadino straordinario capace di “trasformare” un gruppo di giovani operai in un rinomato concerto bandistico: Fiore Bottiglieri.
“Don Fiore” (come lo si era solito chiamare tra le stradine dei borghi tufesi, sintetizzando in quel “don” il rispetto per un uomo di cultura misto al grande affetto per un compaesano tanto innamorato della propria terra) era impiegato presso l’ Ufficio Imposte Dirette di Avellino e, dietro un alone di modestia, tipico delle persone grandi ma intimamente semplici, sembrava voler celare il suo spessore intellettuale: basti pensare che faceva parte “honoris causa” dell’Accademia Tiberina, una delle più antiche d’Italia. Quando però Don Fiore poteva concedersi del tempo libero, amava abbandonarsi alla sua grande passione per la musica, e non era raro che, nelle sere d’estate, le dolci note del suo flauto vibrassero lungo i vicoli del centro storico di Tufo; non a caso lo si interpellava quale maggior esperto locale al momento di ingaggiare le bande in occasione della festa del Santo Patrono, San Michele Arcangelo.
L’orecchio perfetto ed il palato musicalmente finissimo di Don Fiore erano gli ostacoli più difficili da superare per le formazioni bandistiche che aspiravano ad esibirsi sulla piazza tufese, palcoscenico, tra l’altro, particolarmente ambìto negli anni Cinquanta: la festa di San Michele, infatti, era vista come una passerella di primaria importanza poiché, celebrandosi l’otto di maggio, inaugurava di fatto la campagna per l’ingaggio delle bande.
Selezionare formazioni bandistiche, però, non poteva soddisfare a pieno l’estro artistico di Don Fiore, il quale continuava ad accarezzare segretamente, confidando sempre sull’appoggio della moglie “donna” Erminia, il suo grande sogno nel cassetto: la fondazione di una banda tufese.
Il primo passo mosso in tal senso fu l’inaugurazione di una scuola musicale, affidata alla sapiente guida del maestro serinese Nicola Di Zenzo.
La “gelosia” con cui i protagonisti di quella avventura hanno conservato i propri ricordi, ed un innegabile aiuto della fortuna, immancabile, come ben risaputo, in ogni ricerca storica, ci permettono di citare integralmente il testo in calce all’opuscolo della scuola:
“In seguito al vivo interessamento del geniale Sig. Fiore Bottiglieri fu Cosimo, ammirevole per la sua costanza e tenacia, dopo aver superato difficoltà non lievi, è sorta in Tufo una Scuola Musicale allo scopo di creare un concerto cittadino. La Scuola ha avuto inizio il primo novembre 1950 ed ora conta oltre trenta allievi che la frequentano con assiduità ed attaccamento. I cittadini, mentre elogiano e condividono la bella iniziativa del Sig.Bottiglieri, fanno voti che tale istituzione possa progredire sempre , sia nell’interesse dei giovani che del paese.
Il Comitato, sicuro che la nobile iniziativa trovi eco nel vostro animo che, certamente, non farà mancare una offerta perché si raggiungano le finalità desiderate, ringrazia sentitamente”.
La risposta della cittadinanza non si fece attendere e bastò poco perché la febbre della musica contagiasse i giovani tufesi, tanto da portarli a dedicarsi ad ore ed ore di prove nel dopolavoro, presso i locali adibiti a scuola proprio nelle vicinanze di Piazza Umberto I, a ridosso di quello che , per tutti i tufesi, è sempre stato e sarà “ ‘o muro do’ travo”.
Tufo divenne in breve un laboratorio musicale vivacissimo, avvolgendosi in una variopinta veste di suoni che non l’abbandonava in nessun momento della giornata, come ricorda anche il noto intellettuale tufese Gaetano Troisi nella sua opera “L’oro di Tufo”: - Passando per le stradedel paese si udivano suoni confusi di strumenti musicali; a volte squilli di tromba che provenivano di là dal fiume: da parte non solo di chi abitava in campagna, ma anche di chi , fra un impegno e l’altro, utilizzava al meglio il suo tempo.
La diligenza di ciascuno si tramutò in dovere febbrile: bastò poco più di un anno per mettere su la “squadra” e sentirla suonare.
Dietro le quinte lavorava il promotore dell’impresa: pagare le prestazioni del maestro, il fitto dei locali adibiti a scuola, acquistare strumenti musicali in dotazione della banda ( e talvolta anche per l’allievo che non poteva consentirselo), trovare il sarto per le divise. Soprattutto bisognava suscitare entusiasmo e tenere alto il morale. E questo Don Fiore fece in modo eccellente con l’aiuto dei suoi validi collaboratori. -
Dopo le prime esibizioni il concerto bandistico tufese cominciò ad acquistare sempre maggiore rinomanza e, con l’ingaggio di solisti esperti, giunse in breve ad imporsi come una delle maggiori realtà bandistiche dell’epoca.
Centinaia sono i racconti dei musicisti tufesi che meriterebbero di essere qui riportati , racconti che narrano di lunghissime processioni estive sotto il sole cocente delle Puglie, di corse contro il tempo per riuscire a reclutare un sostituto solista a poche ore dall’inizio del concerto serale…
Mi piace però concludere ricordando una delle serate di maggiore gloria per i giovani minatori tufesi prestati alla musica (o viceversa…), riportando la testimonianza raccolta dal Troisi direttamente dalla viva voce del figlio di Don Fiore: - Verso la fine della nostra storia musicale, ci fu una serata memorabile. Nella piazza di Tufo, durante la festa di San Michele, due bande erano a confronto: Acquaviva delle fonti, rinomatissima banda pugliese diretta dal maestro Adolfo Di Zenzo, fratello del nostro maestro, e la banda tufese, che si confrontava con quanto di meglio in quel momento esisteva sulla piazza musicale.
La serata fu indimenticabile: grande festa, grandi riconoscimenti , fiori e confetti per tutti i protagonisti.
E un bouquet di fiori anche per mia madre, che aveva accompagnato i sacrifici di mio padre, dei collaboratori e di tutta la banda. Mio padre fu portato in trionfo, in piazza…portato a spalla dai minatori presenti e da altri giovani fra un mare di gente.
Tutto il paese era unito e sentiva appartenergli un’impresa che fu memorabile. -
C.C.
La Banda musicale di Tufo
C’era una volta una banda musicale composta per lo più da giovani minatori, capace di giungere in pochi anni a mietere successi sulle maggiori piazze del Meridione d’Italia contrapponendosi ai grandi concerti bandistici pugliesi ed abruzzesi.
Può sembrare una favola d’altri tempi, ma si tratta, in realtà, di una delle più belle pagine della tradizione bandistica irpina: “l’epopea artistica” della banda di Tufo.
Si trattò di uno dei pochi concerti bandistici nati in Irpinia (possiamo ricordare tra gli altri quelli di Sturno, Montefalcione e Lapio) e nella stessa Campania non si registrarono fenomeni altrettanto rilevanti.
La banda tufese nacque come realizzazione di un sogno, il sogno di un cittadino straordinario capace di “trasformare” un gruppo di giovani operai in un rinomato concerto bandistico: Fiore Bottiglieri.
“Don Fiore” (come lo si era solito chiamare tra le stradine dei borghi tufesi, sintetizzando in quel “don” il rispetto per un uomo di cultura misto al grande affetto per un compaesano tanto innamorato della propria terra) era impiegato presso l’ Ufficio Imposte Dirette di Avellino e, dietro un alone di modestia, tipico delle persone grandi ma intimamente semplici, sembrava voler celare il suo spessore intellettuale: basti pensare che faceva parte “honoris causa” dell’Accademia Tiberina, una delle più antiche d’Italia. Quando però Don Fiore poteva concedersi del tempo libero, amava abbandonarsi alla sua grande passione per la musica, e non era raro che, nelle sere d’estate, le dolci note del suo flauto vibrassero lungo i vicoli del centro storico di Tufo; non a caso lo si interpellava quale maggior esperto locale al momento di ingaggiare le bande in occasione della festa del Santo Patrono, San Michele Arcangelo.
L’orecchio perfetto ed il palato musicalmente finissimo di Don Fiore erano gli ostacoli più difficili da superare per le formazioni bandistiche che aspiravano ad esibirsi sulla piazza tufese, palcoscenico, tra l’altro, particolarmente ambìto negli anni Cinquanta: la festa di San Michele, infatti, era vista come una passerella di primaria importanza poiché, celebrandosi l’otto di maggio, inaugurava di fatto la campagna per l’ingaggio delle bande.
Selezionare formazioni bandistiche, però, non poteva soddisfare a pieno l’estro artistico di Don Fiore, il quale continuava ad accarezzare segretamente, confidando sempre sull’appoggio della moglie “donna” Erminia, il suo grande sogno nel cassetto: la fondazione di una banda tufese.
Il primo passo mosso in tal senso fu l’inaugurazione di una scuola musicale, affidata alla sapiente guida del maestro serinese Nicola Di Zenzo.
La “gelosia” con cui i protagonisti di quella avventura hanno conservato i propri ricordi, ed un innegabile aiuto della fortuna, immancabile, come ben risaputo, in ogni ricerca storica, ci permettono di citare integralmente il testo in calce all’opuscolo della scuola:
“In seguito al vivo interessamento del geniale Sig. Fiore Bottiglieri fu Cosimo, ammirevole per la sua costanza e tenacia, dopo aver superato difficoltà non lievi, è sorta in Tufo una Scuola Musicale allo scopo di creare un concerto cittadino. La Scuola ha avuto inizio il primo novembre 1950 ed ora conta oltre trenta allievi che la frequentano con assiduità ed attaccamento. I cittadini, mentre elogiano e condividono la bella iniziativa del Sig.Bottiglieri, fanno voti che tale istituzione possa progredire sempre , sia nell’interesse dei giovani che del paese.
Il Comitato, sicuro che la nobile iniziativa trovi eco nel vostro animo che, certamente, non farà mancare una offerta perché si raggiungano le finalità desiderate, ringrazia sentitamente”.
La risposta della cittadinanza non si fece attendere e bastò poco perché la febbre della musica contagiasse i giovani tufesi, tanto da portarli a dedicarsi ad ore ed ore di prove nel dopolavoro, presso i locali adibiti a scuola proprio nelle vicinanze di Piazza Umberto I, a ridosso di quello che , per tutti i tufesi, è sempre stato e sarà “ ‘o muro do’ travo”.
Tufo divenne in breve un laboratorio musicale vivacissimo, avvolgendosi in una variopinta veste di suoni che non l’abbandonava in nessun momento della giornata, come ricorda anche il noto intellettuale tufese Gaetano Troisi nella sua opera “L’oro di Tufo”: - Passando per le stradedel paese si udivano suoni confusi di strumenti musicali; a volte squilli di tromba che provenivano di là dal fiume: da parte non solo di chi abitava in campagna, ma anche di chi , fra un impegno e l’altro, utilizzava al meglio il suo tempo.
La diligenza di ciascuno si tramutò in dovere febbrile: bastò poco più di un anno per mettere su la “squadra” e sentirla suonare.
Dietro le quinte lavorava il promotore dell’impresa: pagare le prestazioni del maestro, il fitto dei locali adibiti a scuola, acquistare strumenti musicali in dotazione della banda ( e talvolta anche per l’allievo che non poteva consentirselo), trovare il sarto per le divise. Soprattutto bisognava suscitare entusiasmo e tenere alto il morale. E questo Don Fiore fece in modo eccellente con l’aiuto dei suoi validi collaboratori. -
Dopo le prime esibizioni il concerto bandistico tufese cominciò ad acquistare sempre maggiore rinomanza e, con l’ingaggio di solisti esperti, giunse in breve ad imporsi come una delle maggiori realtà bandistiche dell’epoca.
Centinaia sono i racconti dei musicisti tufesi che meriterebbero di essere qui riportati , racconti che narrano di lunghissime processioni estive sotto il sole cocente delle Puglie, di corse contro il tempo per riuscire a reclutare un sostituto solista a poche ore dall’inizio del concerto serale…
Mi piace però concludere ricordando una delle serate di maggiore gloria per i giovani minatori tufesi prestati alla musica (o viceversa…), riportando la testimonianza raccolta dal Troisi direttamente dalla viva voce del figlio di Don Fiore: - Verso la fine della nostra storia musicale, ci fu una serata memorabile. Nella piazza di Tufo, durante la festa di San Michele, due bande erano a confronto: Acquaviva delle fonti, rinomatissima banda pugliese diretta dal maestro Adolfo Di Zenzo, fratello del nostro maestro, e la banda tufese, che si confrontava con quanto di meglio in quel momento esisteva sulla piazza musicale.
La serata fu indimenticabile: grande festa, grandi riconoscimenti , fiori e confetti per tutti i protagonisti.
E un bouquet di fiori anche per mia madre, che aveva accompagnato i sacrifici di mio padre, dei collaboratori e di tutta la banda. Mio padre fu portato in trionfo, in piazza…portato a spalla dai minatori presenti e da altri giovani fra un mare di gente.
Tutto il paese era unito e sentiva appartenergli un’impresa che fu memorabile. -
C.C.
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