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IL C O L O R E
D E L L A M E M O R I A
Ognuno ha dei propri ricordi: fatti, luoghi, persone, chiusi nel proprio cassetto della rimembranza. Ma il ricordo non può vivere in sé, ha bisogno di comunicare, di essere conosciuto. E’ così che il ricordo di un gruppo, di una moltitudine, diventa un “bene comune”: una memoria.
Ognuno ha una sua “memoria”, ma si è sempre in cerca di qualcosa che la faccia saper rivivere, come un sentimento; un racconto orale, uno scritto, una foto.
Ecco che ritornano i profumi, i suoni, le sensazioni e i colori di un vissuto, che il fermo di una istantanea sa trasmettere anche a chi può solo immaginare.
Il chiaroscuro, la luce e le ombre, il bianco e il nero per rappresentare, in un apparente solitario contrasto, il passato e il presente, annullando la necessità di ogni policromia, incapace di dare “colore” alla memoria.
La forza della loro profondità trae origine dalla pellicola d’epoca ma si riverbera attraverso “la macchina” moderna per esaltarne i lineamenti e le forme.
Una foto, in fondo, è un lampo di vita .
La memoria senza una sua luce non esisterebbe.
E senza memoria non avrebbe senso il tempo.
Per questo, quando le guardiamo, esse ci arrivano a noi come
una dolce estensione dell’animo umano.
Ranieri Popoli
Tufo, 23 ottobre 2009




