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Padre Mongelli
di Cesare Carpenito



Padre Giovanni Mongelli ha rappresentato una delle massime figure di uomo di fede e lettere della nostra epoca: la sempe viva stima nei suoi riguardi e i ben 1169 scritti recanti la sua firma potrebbero parlare da soli, restituendo perfettamente la caratura del finissimo intellettuale cattolico.
Oggi però, grazie all’instancabile opera di suo nipote Nicola Mongelli, è possibile visitare un vero e proprio museo (piccolo ma fornitissimo) dedicato al celebre benedettino.
Il “viaggio” lungo i percorsi della vita di Padre Mongelli si presenta, sin dalle prime battute, molto suggestivo: basti pensare che la “location” scelta è proprio la casa natale del Mongelli, poco più che una stanza immersa nel cuore del centro storico di Tufo, dove egli visse fino all’età di undici anni, coincidente con il tragico evento della morte del padre; l’anno dopo, infatti, decise di seguire la via della fede e, ad accompagnarlo a Montevergine, furono la signora Carmela Nigro, sua madre, ed il fratello maggiore Giuseppe (il quale contribuirà anche economicamente alla formazione intellettuale e religiosa di suo fratello minore fino al 1939, anno della laurea in filosofia e del sacerdozio di questi).
Il solo guardarsi intorno basta per trasportare il visitatore nella “realtà” del Padre benedettino: geniale, infatti, è risultata l’idea di riprodurre in quell’ambiente la celletta nella quale il Mongelli viveva a Montevergine. Un letto, un lavandino, maestosi scaffali metallici traboccanti di libri ed una macchina da scrivere “Olivetti linea 98”, esemplare identico a quello che, sotto le sapienti mani del monaco intellettuale, ha dato alla luce oltre mille scritti.
Tra le principali opere del Mongelli (gelosamente custodite nel museo da suo nipote e rigorosamente recanti la dedica manoscritta dello zio-autore), risulta impossibile non citare almeno il suo straordinario “Regesto delle pergamene” (opera in sette volumi, per le “Pubblicazioni degli archivi di Stato”, dipendenti dal Ministero dell’ Interno, erudito frutto del suo lavoro di Archivistadell’Abbazia); “San Guglielmo da Vercelli” (1960); “I monasteri italiani della congregazione sublacense 1843-1872” (1972); “La Sacra Sindone a Montevergine e la sua ostensione il 28 e 29 Ottobre 1946” (1973); l’ “Archivio storico dell’Abbazia benedettina” (1974); il “Profilo della storia civile di Ospedaletto d’Alpinolo” (1977); la “Storia di Mercogliano” (in due volumi, edita nel 1979, la quale gli valse l’omaggio di una targa da parte dell’amministrazione comunale, conservata tuttoggi nel museo); “Tufo, profilo storico della vita civile dalle origini ai giorni nostri” (1979); “Storia del Goleto” (1979); “Gli inni della liturgia delle ore” (opera scritta tra il 1960 ed il 1981 ed arricchita, tra l’altro, tra gli spartiti originarii dei canti citati nel testo); “Profilo storico delle diocesi irpine” (1994); ed, infine, il suo riconosciuto capolavoro assoluto: la “Storia di Montevergine e della Congregazione Verginiana” in otto volumi.
Si tratta di un’ampia trattazione che vide impegnato il Mongelli dal 1965 al 1978, vedendolo partire dal primo tomo “Dalle origini alla fine della dominazione angioina – sec. XII- 1430”, per giungere all’ottavo “L’Abbazia di Montevergine nel periodo contemporaneo – dal 1879 ai nostri giorni – Attività e vita dell’Abbazia”.
E’ proprio grazie a questa colossale opera (tra l’altro “sorella” di una versione “per il popolo”, come la definì lo stesso Mongelli, uscita nel 1976 ed intitolata “Storia di Montevergine dalle origini ai giorni nostri”, in un solo tomo e, tuttoggi, tra le opere maggiormente richieste dai fedeli in visita presso il Santuario di “Mamma Schiavona”) che l’intellettuale benedettino, partito da una casetta arroccata nei borghi della provincia irpina, giunse all’Accademia Tiberina, permiato con la prestigiosa medaglia d’argento accademica il tre maggio 1976.
Recarsi presso il “museo-casa natale”, però, può portare ben oltre la mera constatazione dello spessore di studioso del Mongelli, aprendo uno spiraglio sulla sua vita quotidiana, sui sentimenti e i forti affetti familiari.
Risulta senz’altro emozionante poter sfogliare i due volumi dattiloscritti degli endecasillabi d’ispirazione religiosa composti dal benedettino, dotati tra l’altro di puntuali note esplicative e, addirittura, di correzioni a penna dello stesso.
Sfogliando le canzoni petrarchesche, gli epodi e i poemetti lirici del Mongelli, si riesce davvero ad andare oltre l’erudito, scorgendo i fini tratti del poeta.
D’impatto, sebbene prive delle vibranti emozioni dei versi, la genealogia dattiloscritta della famiglia Mongelli, preceduta da puntuali tavole genealogiche e da un albero genealogico a sezione di cerchio, entrambi manoscritti.
Gli approfonditi studi sulle origini della propria famiglia, portarono addirittura il Mongelli a calcolare nel numero di duecentoventidue anni la presenza della sua stirpe nel comune di Tufo (dal 1753, con la notizia di tale Nicola Mongelli che versa tasse presso il castello longobardo locale, come ricavato da un’antica pergamena, al 1975, anno in cui sua nipote, ultima dei Mongelli rimasta a Tufo, si trasferisce).
Prima di concedarsi, però, vale davvero la pena di soffermarsi sulla lodevolissima opera del padre di questo museo, il professor Mongelli, che ormai da anni raccoglie antiche testimonianze non solo riguardo la figura di suo zio, ma anche su Tufo.
Ad un album fotografico contenente tutte le foto ricordo dello stesso padre benedettino, capaci di ripercorrere tutte le tappe più importanti della sua vita, si affiancano cinque dettagliatissimi tomi dal titolo: “Tufo: arte, cultura, folklore, storia e vino”, all’interno dei quali è possibile ripercorrere la storia della patria del Greco (davvero sorprendente il “corredo grafico”, che spazia dalle foto d’epoca alle dettagliate schede tecniche, per finire al fac simile di alcune schede elettorali della storia politica locale).
La tappa finale del “tour” è rappresentata dall’opera “Una miniera di bontà”, estremo saluto a Padre Mongelli da parte del suo fraterno amico Livio Nargi, ove è possibile trovare indici cronologici delle pubblicazioni mongelliane, ricordi, riflessioni ed alcune delle poesie che l’intellettuale benedettino mai aveva dato alle stampe.



La Vita

10 luglio 1915 – Vincenzo Mongelli nasce a Tufo, quarto figlio di Nicola Mongelli e Carmela Nigro;
’26 – Muore Nicola Mongelli;
’27 – Vincenzo entra nell’alunnato di Montevergine, abbracciando l’ “ora et labora” benedettino;
’33 – Prende i voti scegliendo il nome di Giovanni, nello stesso anno si laurea con il massimo dei voti in filosofia presso il Pontificio Ateneo di Sant’Anselmo in Roma;
29/6/’39 – diventa sacerdote e celebra la sua prima messa nella Chiesa Madre di Tufo;
’40 – Inizia la sua carriera nel mondo dell’insegnamento;
’48 – Viene trasferito al monastero di Scala, presso Noci (Bari), per insegnarvi, ed avvia i lavori di quella che sarà la sua prima pubblicazione: “L’opera sociale di San Benedetto”;
’52 – Prima edizione del “Rimario letterario della lingua italiana” (poco prima di morire ne pubblicherà la quarta edizione), Edizioni Hoepli;
’56 – Viene nominato Archivista dell’Abbazia di Montevergine;
3/5/79 – L’Accademia Tiberina lo annovera tra i membri come “Accademico associato”;
’79 – Pubblica il “Profilo storico della vita civile di Tufo dalle origini ai giorni nostri”, opera di 220 pagine arricchite da pregevoli illustrazioni, donandola al Comune di Tufo e, al contempo, rinunciando ai diritti d’autore, affinchè il Comune la pubblichi e divulghi a proprie spese;
’90 – Pubblica la “Storia di Altavilla Irpina”, per la quale gli sarà riconosciuta la cittadinanza onoraria altavillese;
’93 – Tiene lezioni di Storia Ecclesiastica presso l’Istituto di Scienze Religiose “San G. Moscati” di Avellino;
29/8/’95 – Muore a Montevergine e viene sepolto “sotto” la Chiesa Nuova;
’99 – Tre studiosi irpini lottano per rendere pubblici i suoi scritti, un loro articolo viene pubblicato sul “Mattino”e da quel momento la questione relativa alla sua eredità letteraria assume i colori del giallo: ben 1169 saggi recano in calce la sua firma.


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