Lungo le rive del fiume Sabato, alle pendici del Monte Gloria, intorno al
X sec. d.C. iniziò a sorgere il primo nucleo della futura Tufo, con i suoi
primi rudimentali insediamenti, realizzati proprio grazie allo sfruttamento
della preziosa roccia vulcanica, presente diffusamente nel sottosuolo di
questa area dell'Irpinia longobarda. Un nuovo centro che assunse subito una
notevole importanza per la sua strategica posizione di osservazione, che
consentì di controllare l'intera valle che dalle pendici del Monte Terminio
si estende fino alle porte del Sannio. Per tali motivi Tufo fu munito subito
di importanti fortificazioni e diventò teatro di memorabili battaglie
durante l'intero Medioevo, tra le quali ancora oggi è ricordata quella del
1266 tra gli Svevi e gli Angioini. Tufo restò sotto il dominio sannita fino
al secondo decennio del XV secolo per ritornare sotto la giurisdizione
avellinese con la regina Giovanna II di Napoli, quando nominò capitano a
vita Sergiovanni Caracciolo, già conte del capoluogo irpino. Verso la metà
del 1400 il Comune, come in gran parte del Mezzogiorno, passò sotto
l'influenza degli Aragonesi. fu in quel periodo che il piccolo avamposto si
trasformò in una comunità vera e propria e
il Castello subì importanti ampliamenti strutturali e decorativi. Verso
l'inizio del XVIII sec., dopo anni di carestie, terremoti ed alluvioni, il
feudo tufese fu ceduto al conte Piatti di Venezia. Ma l'Ottocento riscattò
la sorte del centro irpino e nel 1866 furono individuati importanti
giacimenti di zolfo, che grazie all'iniziativa della famiglia Di Marzo e al
lavoro di centinaia di uomini e donne, divennero in pochi anni uno dei
centri minerari più importanti del Mezzogiorno. Le Miniere Di Marzo
arrivarono ad occupare anche 800 lavoratori e fu così che il centro agricolo
della Valle del Sabato diventò una vera e propria cittadella industriale.
Negli anni '60, dopo un secolo di attività, iniziarono a registrarsi i
primi segnali di crisi, dovuti essenzialmente all'apertura dei mercati
internazionali e alla mancata sfida dell'innovazione tecnologica che il
Mezzogiorno registrò nel settore. Così nel 1972 furono chiuse le cave dalle
quali si ricavava il minerale e agli inizi degli anni '90 anche lo
stabilimento di trasformazione e di vendita concluse la propria attività.
Ora il Comune e l'Amministrazione provinciale stanno promuovendo un
progetto di valorizzazione di archeologia industriale relativo alle miniere
di zolfo.
Nel frattempo, però, un'altra risorsa del luogo il vino DOC Greco di Tufo
ha avuto la sua importante affermazione. Infatti in 20 anni il rinomato
prodotto si è affermato sui mercati europei ed internazionali come vino di
alta qualità, promuovendo un'importante trasformazione ed evoluzione
dell'imprenditoria agricola locale.
Nonostante le difficoltà tipiche di un comune delle zone interne del Sud,
anche dopo la disastrosa parentesi del terremoto, la sfida di Tufo continua
con le sue piccole-grandi idee come il programma intercomunale di sviluppo
agro- turistico- ambientale dei comune dell'Area D.O.C. del " Greco di Tufo".
Tra i personaggi più illustri che hanno avuto i natali in Tufo si
ricordano in particolare: la famiglia dei Del Tufo, fondatrice del paese, la
famiglia Di Marzo, proprietaria delle Miniere e della omonima Azienda
Agraria, l'Accademico tiberino Padre Mongelli e lo scrittore Dante Troisi.